È stata presentata, il 28 febbraio, la seconda parte del sesto rapporto sul clima dell’IPCC, il comitato per i cambiamenti climatici dell’ONU. Il segretario generale delle nazioni Unite, Antonio Guterres, commentandolo ha dichiarato che è un atlante della sofferenza umana e un atto d’accusa schiacciante per il fallimento dei leader nell’affrontare i cambiamenti climatici. Non esercitare una leadership è criminale. Chi nel settore privato finanzia fonti fossili è da ritenere responsabile. Anche i giganti dell’oil e gas sono tra i cattivi, non potete dirvi ‘verdi’ quando i vostri piani e progetti minacciano l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050 e ignorano il massiccio aumento delle emissioni in questo decennio”. Parole durissime che parlano di un comportamento scellerato contro la sicurezza di tutti, un attacco diretto contro l’abdicazione della politica e contro le parole retoriche di tanti investitori e imprenditori. Secondo il rapporto la temperatura media globale è aumentata di 1,1 gradi rispetto all’epoca preindustriale e la tendenza porta ai tre gradi a fine secolo, cioè il 50% oltre i due che sono il massimo previsto dall’accordo di Parigi e il 100% oltre gli 1,5 gradi che si auspicavano. Insomma ancora una volta chiacchiere. Ma io sono ottimista: o cambieremo per convinzione o per necessità: il peggiore dei casi. Il clima non fa sconti a nessuno e nemmeno il rapporto. I numeri parlano chiaro. I numeri parlano a tutti. Ma se è vero che la politica ha abdicato, se chi ha interessi e ci guadagna con le fonti fossili fa egoisticamente un ambientalismo di facciata rivolto a presentare ingannevolmente un’immagine positiva sotto l’aspetto ambientale allo scopo di distogliere l’opinione pubblica dagli effetti negativi sul clima dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti, è anche vero che ognuno di noi ha la propria responsabilità. Anch’io. Quei numeri parlano anche a me. Parlano a tutta l’umanità e ci stanno dicendo che dobbiamo prendere coscienza della realtà e lavorare per evitare scenari peggiori. Quei numeri ci dicono che l’aumento della temperatura pesa al 47% sulle estinzioni di specie e che fra 80 anni le popolazioni a rischio che abitano nelle zone costiere potrebbero aumentare dal 20 al 60%. Quei numeri ci stanno dicendo che la produzione agricola europea subirà riduzioni significative e per la parte meridionale, Italia in primis, i rischi sono scarsità d’acqua e, di contro, precipitazioni torrenziali con rischio idrogeologico e esondazione di fiumi. Quei numeri ci dicono che l’attuale sistema economico del consumismo non regge più, che la concentrazione di energia e di potere nelle mani di poche persone mettono a rischio di crisi energetiche e lotte geopolitiche. Quei numeri ci dicono che non dobbiamo più estrarre fonti fossili che dobbiamo utilizzare e sviluppare sempre più le fonti rinnovabili, che oltretutto sono sparse per tutto il mondo e quindi sono esenti da rischi geopolitici e dal potere di poche lobby.
Ing.Michele Zarrella